Aesculus hippocastanum L., 1753

Famiglia Sapindaceae (Hippocastanaceae)

          Aesculus hippocastanum L., 1753

Pallanza, Piazza Giuseppe Garibaldi

Sono l’Aesculus hippocastanum, un albero originario del Caucaso, della Grecia e dell’Iran del nord, naturalizzato nell’Europa sud occidentale. Già nel 1565 gli uomini hanno iniziato a commercializzarmi per la realizzazione di grandi giardini.

Il mio portamento è vigoroso ed espanso e presento delle foglie verdi palmate. Tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate produco grandi pannocchie erette di fiori bianchi con macchie gialle che dopo l’impollinazione assumono un colore rosa. Con questa tecnica segnalo agli insetti impollinatori che non ho più nettare per loro. I miei frutti sono spinosi e, una volta maturi, si aprono in tre valve, mostrando un grosso seme marrone scuro molto simile a una castagna, non commestibile, comunemente detto “castagna matta”.

Spesse volte sono stato confuso con l’A. indica proveniente dall’Himalaya, caratterizzata da fiori di colore rosa. Per tale motivo molti mi chiamano anche “castagno d’india”. 

Nella seconda metà del secolo scorso ci contendevamo con i platani il primato della pianta più usata per ombreggiare i viali e le piazze della città; poi siamo stati sostituiti da alberi più ricercati come le magnolie, i ligustri e gli oleandri. Noi ippocastani di Pallanza a buon diritto possiamo considerarci  i più vecchi di Verbania, abbiamo resistito al cambio dei gusti botanici e alle intemperie. Siamo stati messi a dimora nel 1885 per volere del sindaco Giuseppe Cavanna, che ancora oggi è ricordato all’ombra delle nostre fronde da un monumento dello scultore Paolo Troubetzkoy. Ci hanno piantati, grazie a una cospicua donazione di Giuseppe Branca – quello del Fernet – per impedire la costruzione di un palazzo proprio in riva al lago. Una delle poche volte che l’albero ha avuto la meglio sul “cemento”!

E’ opportuno ricordare che l’ippocastano sia una pianta legata alla storia della piccola Anna Frank. Si racconta  che, durante la seconda guerra mondiale, Anna vedesse dalla sua soffitta proprio un

ippocastano. Quando nel 2010 questa pianta morì, gli alberelli spuntati dai suoi semi furono distribuiti in tutto il mondo in segno di ottimismo e come simbolo del desiderio di una società fondata sulla comprensione reciproca e il rispetto per la diversità.

Etimologia del mio nome

[Aesculus] Il nome aesculus riprende il nome da un’antica quercia sacra a Giove e il lemma aesculus deriva dalla radice es-us derivante dal part.pass. del verbo greco εδώ (mangiare) quindi cibo

[hippocastanum] dal greco ἵππος híppos cavallo e da κάστανον cástanon castagno: castagno cavallino

Dove mi trovo a Verbania 

  • -Pallanza, inizio di Via Caravaggio presso la cappelletta angolo viale Azari
  • -Pallanza, parco Madonna di Campagna  
  • -Pallanza, via Olanda
  • -Suna, presso l’imbarcadero (messi a dimora nel 1911)

Altre specie presenti a Verbania 

  • Aesculus x carnea ( IPPOCASTANO ROSSO)ibrido (A. hippocastanum e A. Pavia) lungo lago di Pallanza e presso la Canottieri 

Di origine orticola probabilmente è apparso per la prima volta in Germania prima del 1820 e in Italia nel 1825. È un albero espanso con foglie verdi composte da 5-7 foglie palmate che può raggiungere i 20 metri. Caratteristici sono i suoi fiori che fioriscono a metà estate in pannocchie coniche dal colore rosso scuro e rosso rosato con il centro giallo. 

Etimologia 

[carnea] per i fiori color carne (carnoso, succulento)

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