Trachycarpus fortunei (Hook.) H. Wendl., 1863

Famiglia Arecaceae

Trachycarpus fortunei (Hook.) H. Wendl., 1863

sinonimi: Chamaerops excelsa, T. excelsa, T. robustus, T. japonica, T. chinensis 

Pallanza, Viale delle Magnoglie

Mi chiamo Trachycarpus fortunei, in onore di Robert Fortune, botanico scozzese, esploratore e collezionista di piante in Cina e Giappone per conto della London Horticultural Society.

Sono arrivata in Europa quasi 200 anni fa dall’Asia. Più precisamente, il mio areale nativo si estende dalla Cina centrale al Myanmar del Nord. Nell’Ottocento il mio fogliame e il mio portamento esotici erano molto apprezzati dai giardinieri e dai ricchi signori, che hanno così iniziato ad utilizzarmi come pianta da giardino.

Anche qui sul lago ho esercitato un certo fascino: le ricche famiglie mi volevano per abbellire i giardini delle loro ville sul lago. Nel 1852 sono entrata a far parte delle piante coltivate del Lago Maggiore; all’epoca mi registrarono per la prima volta nel catalogo della floricoltura Rovelli di Pallanza e Suna. Il primo impianto pubblico risale ai primi anni del ‘900, quando fummo piantate in compagnia sul lungolago di Pallanza, in alternanza a piante di oleandro. In seguito, col rifacimento del lungolago negli anni ‘70, fummo raggruppate dove ci troviamo ancora oggi.

Potete incontrarmi spesso anche in altre parti della città, ad esempio a Villa Bauer, e in molte zone del Lago Maggiore, poiché sono definita una “pianta invasiva”. 

Devo dire di essermi ambientata fin da subito a questi luoghi, grazie al clima umido e alla mia capacità di resistere al freddo (anche -18°C) per diversi giorni. Come potete notare ho il fusto liscio, ripulito dalle foglie vecchie, su cui vengono fatte correre rose rampicanti, una tipica forma di allevamento dell’epoca. Normalmente il mio fusto sarebbe interamente ricoperto di uno spesso strato di fibre brune incrociate: il fatto di essere stata privata di questa copertura non è da attribuirsi a un motivo estetico, ma all’utilizzo che ne avete fatto voi umani in passato. Infatti la fibra vegetale del nostro tronco era una delle principali opzioni di imbottitura dei materassi. Questa abitudine cessò negli anni Settanta e, grazie a ciò, le nostre fibre hanno ricominciato a crescere. 

Dovete sapere che un tempo non solo gli adulti erano attratti dalle nostre proprietà, ma anche i bambini lo erano. Quando giocavano in gruppo infatti, utilizzavano  i nostri semi duri e piccoli, a forma di fagiolo, come proiettili per le loro cerbottane. Simpatico è pensare che, forse, chi ci ha aiutate di più nella nostra diffusione e colonizzazione del territorio, oltre ai merli, siano stati proprio i bambini con le loro battaglie.

Etimologia del mio nome

[Trachycarpus] dal greco τρᾱχύς trachýs scabro, ruvido, aspro e da καρπός carpós frutto: con frutti aspri

[fortunei] in onore del botanico scozzese Robert Fortune (1813-1880), esploratore e collezionista di piante in Cina e Giappone per conto della London Horticultural Society

Dove mi trovo a Verbania

  • Pallanza, lungolago 
  • Pallanza, Villa Bauer
  • Invasiva su tutto il territorio cittadino

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