Styphnolobium japonicum

Famiglia Fabaceae 

Styphnolobium japonicum

sinonimo Sophora japonica var. pendula (L.) Schott

Largo Tonolli, Pallanza

Tutti mi chiamano con il nome comune di Sofora, mentre per i botanici il termine scientifico più corretto è Styphnolobium. Un po’ difficile, non è vero?  

Non ci crederete, ma sono parente di piselli e fagioli. Osservate attentamente i miei frutti e, quando rientrate a casa, o quando siete al mercato, prendete in mano i frutti dei legumi: troverete senza dubbio una certa somiglianza. Nelle vostre zuppe, però, non sostituitemi a fagioli o piselli perché, ricordatevi, i miei semi sono tossici. Non sono solo bella e pericolosa: ho anche proprietà medicinali e tintorie. In passato estratti dei miei fiori foglie e semi venivano utilizzati per tingere in giallo.

Mi piacerebbe raccontarvi delle mie origini orientali. Sono infatti una specie cinese, poi naturalizzato in Giappone. Lì, in Giappone, vengo chiamata Albero Pagoda, per via della mia forma pendula che, secondo i giapponesi, ricorda le pagode e, da quelle parti, molto spesso potete trovarmi vicino ai templi. I luoghi che più preferisco per vivere, devo ammettere, sono i boschi temperati e subtropicali.

Una mia antenata arrivò nel Vecchio Continente, in Europa, grazie al signor Pierre Nicolas Le Cheron d’Incarville, missionario gesuita e botanico. Nel lontano 1747 mi ha portato con sé a Parigi, precisamente al Jardin des Plantes. Un posto indescrivibile, se vi capita di passare per la Ville Lumière vi consiglio di andare a farci un giro.

Di me tutti ammirano il portamento elegante. Ho grossi rami tortuosi che danno alla mia chioma una caratteristica forma a cupola. Il mio fogliame, che gli insetti non si azzardano ad attaccare, è pennato e i miei fiori papilionacei e profumati. Ho bisogno di estati calde e lunghe per mostrarvi i miei fiori al massimo dello splendore. Vi farà piacere sapere che, a detta di molti studiosi, il mio polline non vi procurerà starnuti, nei tiepidi mesi primaverili, come quello di tante altre piante! 

Vi posso narrare la storia delle Sofore di Pallanza? Era il 1886, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Cavanna stabilì di abbellire la riva del lago, dall’imbarcadero fino al porto, mettendo a dimora su doppio filare settanta esemplari di Sophora japonica. Passarono poco più di vent’anni e nel 1910 il nuovo sindaco, l’avvocato Luigi Raineri, volle ampliare il lungolago e decise di cambiare le piante che ombreggiavano la passeggiata: la Sofore fecero una brutta fine, furono sostituite dalle Magnolie. Io e le mie sorelle che in questo luogo mi fanno compagnia abbiamo invece una storia ben diversa. Siamo state piantate dal signor Giovanninetti, proprietario dell’albergo che vedete proprio qui di fronte, oggi Europalace, un tempo Metropole e prima ancora Hotel della Posta. Sul finire dell’Ottocento l’albergatore volle creare per i suoi ospiti un giardino a lago. E ora eccoci qua. La nostra eleganza, i nostri rami penduli fino a sfiorare l’acqua, sono stati ammirati dai forestieri provenienti da tutto il mondo… persino dal compositore Camille Saint-Saëns.

Se volete passeggiare ancora lungo la riva del lago in direzione di Suna, troverete altre due mie sorelle a lato della darsena del CNR Istituto di Ricerca sulle Acque, salutatemele. 

Etimologia del mio nome

[Styphnolobium] nome generico valido, ma ortograficamente errato per Stryphnolobium (dal greco στρυφνός stryphnós astringente e da λοβóς lobós guscio, siliqua): per il sapore allappante del legume o lomento maturo

[japonicum] originario del Giappone

Dove ci troviamo a Verbania

– Pallanza, fronte Istituto Idrobiologico, Corso Tonolli 

– Suna, presso imbarcadero, Via P. Troubetzkoy 

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